M-Cube Magazine

Sound Branding, dare valore al marchio attraverso il suono

Che suono fa un brand? A cosa pensate quando sentite le 5 note di marchi come McDonald’s o di Intel? Cosa vi fanno venire in mente i suoni acustici di accensione e utilizzo di un vostro dispositivo elettronico? Anche questo è marketing e posizionamento del brand, ed è noto come Sound Branding.

Il sound branding, o nelle sue varianti sonic branding e audio branding, è quella pratica della comunicazione marketing grazie alla quale si costruisce l’identità sonora o musicale del brand. Ciò avviene attraverso la musica certamente, ma non solo: intervengono anche i montaggi sonori delle campagne marketing o il sound del logo aziendale vero e proprio, il tutto inteso a dare un suono, un’impronta acustica e un’identità sonora al brand.

Come è noto il potere della musica e del suono trascende ogni barriera linguistica e visiva, ciò rende il sound branding una parte tanto importante quanto necessaria per la promozione di un brand e per il suo posizionamento in un mercato sempre più competitivo, dove la monetizzazione non è più esclusivamente legata all’utilità del prodotto o del servizio promosso, bensì all’esperienza d’acquisto e di utilizzo che porta il cliente a scegliere tale prodotto o servizio offerto dal brand. Va da sé che la mancanza di suono diminuisce l’utilità di un prodotto, e viceversa la sua presenza aiuta valorizzare l’esperienza. Il caso più lampante è in questo caso la Radio In Store, ma si pensi nello specifico ai voice assistant o ai suoni emessi da un qualsiasi dispositivo elettronico: all’utilità si accompagna un’esperienza d’acquisto o di utilizzo. Quel che si dice “unire l’utile al dilettevole”, insomma.

Il sound branding ha resistito all’urto del visual marketing, anzi, ne è uscito forse potenziato andando a costituire campagne di sinergia audiovisiva efficaci ed essenziali per qualsiasi brand. È importante, in quest’ottica, che i brand cerchino di spingere il proprio target su ciò che provano e letteralmente “sentono” a livello acustico, che è parte integrante di un’esperienza emozionale.

Sicuramente la musica contribuisce in modo significativo a dare un’identità sonora al brand, grazie a un accurato mix di generi, mood, tempi e ritmi per cui è bene affidarsi alla figura dei music provider. La musica giusta nei punti vendita veicolata dalle brand radio, o sincronizzata negli spot radiotelevisivi o diffusa in qualsiasi evento dell’azienda stessa (per esempio le sfilate nel settore del fashion) dà il suono coerente all’immagine e al posizionamento del brand. Ma altre componenti acustiche intervengono a creare la giusta identità sonora attraverso il sound branding. La più importante è sicuramente la sonorizzazione del logo aziendale.

Il processo di sintesi dei valori, delle missioni e delle visioni di un brand stimato milioni di dollari in una breve sequenza di note e rumori di massimo cinque secondi è sicuramente una sfida interessante, ma può ripagare più di sponsorizzazioni e lauti compensi a influencer vari e illustri ambassador. Si pensi al caso McDonald’s e alle sue cinque note legate all’iconico logo giallo. Come non citare anche il jingle di Intel, sinonimo in note del concetto di informatica. Messaggi audiovisivi universali che hanno fatto scuola, e non solo nel campo del sound branding!

Per capire l’importanza oggi del sound branding, basti pensare che esiste uno specifico quadro legislativo di riferimento per depositare un suono come marchio. La dimensione legale non va affatto trascurata, specie se in gioco ci sono grossi investimenti in campagne marketing. In Italia il tutto è regolamentato da Il Codice della Proprietà Industriale a norma dell’articolo 15 della legge 12 dicembre 2002, n. 273 il quale prevede che possono essere depositati come marchi oltre a immagini e segnali visivi, anche suoni e sequenze audio. Clausola fondamentale impone però che tale suono sia quantomeno rappresentabile in forma grafica, in altre parole sia trascritto su un comune pentagramma. Quest’ultima restrizione non è presente invece a livello comunitario, dove la tutela viene quindi estesa a tutto il suolo europeo: l’organo competente in tal caso è l’ufficio per l’Armonizzazione nel Mercato Interno e accetta altresì allegati o qualsiasi tipologia di documento acustico come base per la registrazione di un marchio sonoro. Una recente sentenza però ribadisce un elemento fondamentale per il sound branding: la presenza di un carattere distintivo.

L’Ufficio dell’Unione Europea per la Proprietà Intellettuale si riserva il diritto di rifiutare talune richieste di deposito se considerate troppo generali e non riferibili a uno specifico brand che intende impossessarsene come marchio di fabbrica. Curioso e significativo questo fatto, come a dire che anche sotto un profilo strettamente legale, la riconoscibilità di un suono e la sua attribuzione a un marchio sono elementi imprescindibili e necessari per una corretta attività di sound branding.

Andrea Fabbri, cultore di musica e dell’industria musicale

6 settembre 2018

Newsletter

Cliccando “registrati” accetti di ricevere la newsletter bi-mensile di M-Cube

Usiamo Mailchimp come piattaforma di marketing. Cliccando su “registrati”, accetti che le informazioni fornite siano trasferite e elaborate da Mailchimp. Mailchimp privacy practice..